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CERCA NEL SITOGALLERIA MULTIMEDIALERETE DELLE ARTISTEAGGIORNAMENTIIL PROGETTO VIRGINIA | LE INTERVISTE DI VIRGINIAEMMA DANTEAttrice e registaEmma Dante è attrice e regista palermitana nata nel 1967, esponente di spicco del nuovo teatro, diplomata all’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Ha recitato in teatro (con il Gruppo della Rocca), al cinema (con Michele Placido), in televisione (con Nanny Loi). Nel 1999 ha costituito la compagnia Sud Costa Occidentale, per la quale ha scritto testi che ha diretto collezionando premi, nella doppia veste di autrice e regista: Premio Scenario 2001 e Premio Ubu 2002 per “mPalermu”, Premio “Lo Straniero” 2001 assegnato da Goffredo Fofi come giovane regista emergente, Premio Ubu 2003 per “Carnezzeria”, Premio Gassman 2004 come miglior regista italiana, Premio della Critica 2004, Premio nazionale di regia Donnadiscena 2004, Premio Golden Graal nel 2005 per la regia di “Medea”. Sta ottenendo un notevole successo a Parigi, al Théâtre du Rond Point, con due spettacoli, “Vita mia” e “Mishelle di Sant’Oliva”, in scena fino al 17 giugno. Il suo ultimo lavoro, “Il festino”, sarà al Festival delle Colline Torinesi il 24 e 25 giugno [dettagli nelle sezione Eventi]. D. Il suo percorso di donna e artista. Quali elementi differenziano l’opera di una donna da quella di un uomo? R. In realtà il mio essere donna è marginale rispetto al mio percorso di artista; la cosa più importante per me, l’aspetto che risalta di più, è la personalità di qualcuno; raramente ho sentito la frase “scrittura al maschile” o “regia al maschile”, lo si dice spesso invece “al femminile”: a me disturba; è vero, nei miei spettacoli c’è una sorta di isteria, sono passionale e viscerale e questo ha a che fare con la maternità insita nella donna, è una differenza sostanziale ma naturale. Noi viviamo in un mondo maschile, i maschi io li metto molto alla berlina, è innegabile che consideri la donna un essere superiore, ma il potere è maschile e da me si sentono presi in giro. D. Tra la vocazione artistica e la raggiunta autonomia c’è stato un divario? Ha fruito del sostegno della famiglia? R. E’ stata mia madre che mi ha aperto la porta e mi ha detto “adesso vai”, è grazie a lei che sono arrivata dove sono, è stata lei che ha voluto che mi allontanassi da Palermo e da una realtà provinciale; mia padre avrebbe preferito che facessi altri percorsi, ma poi ugualmente ha creduto in me e mi ha aiutato. D. Racconti, se si è verificato, un episodio determinante per la sua scelta professionale. R. Non ricordo episodi particolari, è tutta la vita che ti instrada, a me è successa una cosa molto forte sul piano personale che è stata determinante. E’ sempre la vita a plasmarti, con gli incidenti di percorso che ti segnano, se sei bravo a farti segnare: puoi anche reagire chiudendoti; io invece, come dice De André, dal letame ho fatto crescere fiori.
R. La vedo in modo molto contraddittorio, da un lato sono favorevole dall’altro no: senza soldi pubblici c’è il pericolo di morte per certe realtà che non arrivano alle masse, se lasciate sole agonizzano, ma il finanziamento istituzionale ha generato una specie di strozzamento da parte di chi lo ha usato per i propri interessi, come le grandi compagnie private o i teatri stabili che chiudono le porte alle emergenze, nel senso di gruppi che abbiano l’urgenza di raccontare; si rischia così di promuovere un teatro che non serve a nessuno, protetto in un giro vizioso di interscambi. Provocatoriamente penso che campare solo con lo sbigliettamento sia più interessante, anche se in Italia è impossibile. E’ importante che ci sia una rete di protezione da parte delle istituzioni per quelli che cercano di dire parole nuove e sarebbe auspicabile togliere il sostegno a chi dice parole morte. Si è costituito e mummificato un sistema dove ad alcuni le sovvenzioni hanno dato troppe comodità. Sono otto anni che lavoro con la mia compagnia, ne viviamo, facciamo solo teatro ma non siamo ricchi, nel senso che non abbiamo case di proprietà. Io non ho sovvenzioni e fatico in Italia a trovarne per le produzioni, solo il Centro di Ricerca per il Teatro di Milano ed alcuni altri mi danno una mano, come il Festival delle Colline Torinesi, ma a me, in toto, non produce nessuno, devo quasi sempre assemblare vari contributi . D. L’essere donna è stato un vantaggio, un ostacolo o un aspetto ininfluente? R. E’ stato anche un ostacolo. Appena uscita fuori dagli schemi sono stata bacchettata, non essendo io una persona di potere (perché quel compromesso lì penso non abbia nulla a che fare con l’arte); come donna, libera, cane sciolto, a volte non ho potuto dire fino in fondo certe cose, ho sentito di dare fastidio, ma sono orgogliosa di questo e mi auguro di continuare a farlo.
R. Non amo le categorie o le tematiche, mi piace parlare di tutto quello che ha a che fare con la vita di un essere umano e con il suo comportamento rispetto alla società, se però parlo di mafia o di miseria estrema di alcune periferie palermitane lo faccio con leggerezza, non ho mai un approccio cerebrale ma carnale, umano; come dice Battiato “con leggerezza e stupidità”. D. Ha qualche consiglio da dare ad artiste emergenti? R. State lontane dalle comodità, chi fa questo lavoro deve saper stare e procedere su una gamba sola. La redazione di Virginia.net |

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