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Gioia Orfei
acrobata equestre
Il suo percorso di donna e artista. Cosa la distingue dai suoi colleghi uomini? La donna nel circo è importantissima, sia perché è più esile ed agile e quindi ottima acrobata, sia perché gestisce la famiglia, i figli, è sempre in movimento e ha anche tutte le questioni spicciole da risolvere. Si fa una vita pazzesca, frenetica, in cui la donna ha un ruolo di grande responsabilità. Io sono molto fortunata, mio papà Nando e mia mamma Anita mi hanno educato all’autonomia, a me e ai mie fratelli hanno fatto prendere le patenti maggiorate, guidiamo i tir, scarichiamo e puliamo gli animali; io sono molto indipendente, se devo partire con un mezzo pesante ed attraversare l’Italia non mi spavento.
Tra la vocazione artistica e la raggiunta autonomia c’è stato un divario? Ha fruito del sostegno della famiglia? Il mio è un caso particolare in cui si incomincia fin da piccoli con i genitori. Adesso io non passo tutto l’anno col circo di Nando Orfei, resto talvolta a Milano dove sono istruttrice di equitazione, ma questo mio percorso mi ha creato problemi familiari non indifferenti, almeno all’inizio. Io sono molto istrionica, devo esplorare, scoprire, ma questa scelta, di appaiare lo spettacolo alla didattica, ho potuto farla da adulta, fossi stata adolescente non mi sarebbe stato possibile; è molto difficile che un ragazzo del circo decida di uscirne, c’è mio nipote che non ne vuole sapere, è il figlio di mio fratello Paride che dirige la nostra scuola di circo a Milano, il bambino è cresciuto e vive lì, quindi rifiuta di abbandonare amici ed abitudini. Il circo, per chi ci è nato, è uno stile di vita irrinunciabile.
Racconti, se si è verificato, un episodio determinante per la sua scelta professionale. La mia specialità sono i numeri acrobatici con i cavalli, anche se ho imparato parecchio altro, ad esempio giocoleria con i piedi, perché facciamo di tutto con l’obiettivo costante di migliorarci. Non ricordo episodi particolari, però mia mamma è stata una grandissima amazzone e ed io di conseguenza adoro gli animali, nelle mie prime fotografie a cavallo avevo due anni.
L’essere donna è stato un vantaggio, un ostacolo o un aspetto ininfluente? Ininfluente, nel circo donna o uomo sono uguali; solo ora è un po’ un ostacolo, perché sono single ed un uomo ha ancora più autorità, in certe situazioni.
Quali tematiche privilegia e a cosa sta lavorando, oltre a girare con il tendone di Nando Orfei (per i dettagli sul tour si può consultare il sito http://www.nandorfei.com)? Ho un progetto, creare un centro di equitazione in cui trasmettere le tecniche di dressage spagnolo per addestrare i cavalli, dove si sviluppi una tale sintonia che la linea sottile tra cavaliere e cavallo svanisca; non esiste niente del genere in Italia, penserei di collocarlo nell’Italia del centro-nord, per vivere a contatto con la natura.
Si parla tanto del nouveau cinque, quello senza animali, e ci sono compagnie come il Théâtre du Centaure di Marseille che allestiscono spettacoli in simbiosi con i cavalli: lei cosa ne pensa? Il nuovo circo è una forma parallela ma il circo deve progredire e ben vengano formule diverse, dove si prediligono la ricerca musicale, l’uso del trapezio e si inserisce la recitazione. Ho frequentato parecchi maneggi e non ho trovato il feeling che ho riscontrato invece vedendo spettacoli equestri: si percepisce un amore vero ed una sorta di magia, lì c’è un contatto reale tra uomo e animale. Ha qualche consiglio da dare ad artiste emergenti? I figli d’arte si dedicano all’arte quasi involontariamente. Per una ragazza che non ha mai avuto rapporti con l’arte è molto bello che si senta fortemente attratta, quindi deve studiare, prepararsi, coltivare quella ispirazione autentica ed intima; il mondo dello spettacolo è ostico e non bisogna abbattersi, ma sono convinta che la qualità paghi, magari con un po’ di fortuna, ma se ci credi davvero sei automaticamente proiettato sulla strada giusta.
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